• scissors

    Mai come in questi giorni è necessario parlare dei problemi cui potrebbero incorrere i turisti sia fai da te che quelli organizzati, in caso in cui non al momento di recarsi nel luogo stabilito per “svagarsi, rilassarsi, staccare la spina”.
    Ma non c’è da temere il nostro ordinamento giuridico oggi ci protegge dalla delusione o dagli inconvenienti. Infatti oggigiorno si può parlare di danno  da vacanza rovinata.
    Il “danno da vacanza rovinata” può essere definito come quel danno risentito dal turista per non avere potuto godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di svago e/o di riposo; ci si riferisce, quindi, esclusivamente a quel pregiudizio non patrimoniale (non traducendosi in nocumento economico, né in termini di danno emergente né in termini di lucro cessante, se si vuole adottare la concezione classica di danno “patrimoniale”), non corporale e transeunte: figura, quindi, vicina a quella di danno morale. Il danno da vacanza rovinata si inserisce nella più ampia problematica del danno non patrimoniale e dei suoi rapporti con il danno patrimoniale.
    La norma di riferimento in materia è l’art.2059 c.c., ai sensi del quale il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge.
    La ratio dell’art.2059 c.c. deve essere ricercata  in combinato disposto  con l’art.185 c.p., che ai tempi dell’entrata in vigore del codice civile era l’unica norma che potesse dare un senso alla disposizione in parola. In particolare, l’intento del legislatore era quello di sanzionare in modo particolare e accentuato l’illecito derivante da reato. Ma con la   sentenza della Corte Costituzionale n.184/86 (detta sent. Dell’Andro), emessa in materia di danno biologico la normativa ha ampliato le regole di risarcibilità. In detta sentenza la Corte Costituzionale ha stabilito che il disposto dell’art.2059 c.c. dove essere limitato esclusivamente al danno morale. Ma la vera svolta si è avuta con due sentenze Corte di Cassazione del 2003. E cioè Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, sentenza n.17041/2003 (I sigg. P. e B., in proprio e quali esercenti sulla figlia minore A. P., convennero in giudizio la soc. Alpitur per il risarcimento dei danni biologici e morali subiti in occasione di un’escursione marina effettuata durante una vacanza nei Caraibi. In particolare, essi sostennero: di aver subito un trauma psichico durante un soggiorno nell’isola di S. Domingo al rientro dall’escursione, organizzata dall’Alpitur, alla vicina isola di Soana, allorquando si vennero a trovare nel dell’uragano Bertha; che l’Alpitur organizzò l’escursione nonostante l’annuncio, da parte delle autorità e della stampa locale, del possibile arrivo dell’uragano; che, di fatto, durante il viaggio di ritorno il tratto di mare tra l’isola di Soana e la costa fu interessato dall’uragano, per cui l’imbarcazione su cui essi prendevano posto venne a trovarsi in una tempesta con onde grandi e mare agitato, che determinò un’obiettiva situazione di pericolo, dalla quale essi furono tratti in salvo con difficoltà, dopo molto tempo in balia delle onde. (http://news.iusseek.eu/visual.php?num=27305).
    Nello specifico con il LGS 17- 3- 1995 D n° 111 l’Italia ha applicato la direttiva CEE n° 90/314 del 13-6-1990 concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso.

    •    Di seguito per un maggiore approfondimento:
    •    Vacanza rovinata: tour operator responsabile per la perdita dei bagagli
    Tribunale Torre Annunziata, sentenza 29.03.2005
    •    Danno esistenziale da forzosa rinuncia alla vacanza
    Giudice di Pace Casoria, sentenza 08.11.2005 n° 3231
    •    Danno da vacanza rovinata: l’inadempimento contrattuale dell’agenzia
    Tribunale di Monza, sentenza 19.05.2003 n° 1617
    •    Danno da vacanza rovinata, legittimità, sussistenza
    Giudice di Pace Verona, sentenza 02.01.2009
    •    Danno da vacanza rovinata, danni morali, risarcimento, sussistenza
    Tribunale Torino, sez. IX, sentenza 06.06.2008
    •    Vacanza rovinata, responsabilità del tour operator, spiaggia non praticabile
    Cassazione civile , sez. III, sentenza 24.04.2008 n° 10651
    •    Smarrimento del bagaglio e danno da vacanza rovinata
    Tribunale Marsala, sentenza 05.04.2007

  • scissors
    May 27th, 2009mariagraziaHobby, viaggi e tempo libero

    LGBT è l’acronimo di Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender. Il turismo LGBT indica un nuovo trend turistico in forte espansione: una nicchia di mercato in crescita con buone prospettive di sviluppo. Il mercato delle vacanze per Lesbians, Gays, Bisexual e Transgender è considerato uno dei comparti più interessanti del settore turistico. Una tendenza in via di sviluppo che resta un fenomeno tra i meno conosciuti sia in termini quantitativi che qualitativi. Il 7 per cento dell’intero giro d’affari generato dall’industria del turismo è prodotto da gay e lesbiche. Secondo Alessio De Giorgi, amministratore delegato di Gay.it, Spa che controlla Out Travel, la più grande agenzia di viaggi online per omosessuali, “il viaggio è indistintamente anche un momento di libertà oltre che di conoscenza, cultura e divertimento. Per l’omosessuale il viaggio rappresenta, in più, la possibilità di aggregarsi, di avere comportamenti liberi con il partner e di vivere una condizione più tollerante rispetto al Paese di origine”. I tour operator più intuitivi hanno fiutato le opportunità di business offrendo i normali servizi di intermediazione turistica (biglietteria aerea, pacchetti turistici, prenotazioni alberghiere, noleggio auto, ecc.), con la peculiarità di una consulenza ed una professionalità mirata a soddisfare le esigenze di una utenza omosessuale Out Travel è stato il primo tour operator, nato nel 2001 per offrire alla comunità omosessuale un servizio qualificato di agenzia viaggi e tour operator nelle più belle località del mondo in strutture gay o gay friendly, utilizzando il supporto di fornitori gay oriented. Secondo Tourism Intelligence International (2000), circa il 10% dei turisti internazionali sono gay o lesbiche: 70 milioni di turisti che costituiscono ormai un importante segmento di mercato destinato a crescere come risultato della condizione sociale delle persone omosessuali. Le destinazioni gay sono tali presso la comunità gay quando l’offerta di locali e strutture destinate a persone LGBT è ampia e variegata e comprende gay bar, discoteche e locali notturni, ristoranti, hotel e guest houses, media e associazioni, alcune di proprietà e/o gestite da gay, altre semplicemente gay friendly, che diano l’opportunità alle persone di socializzare tra loro e di sentirsi sereni tra altre persone del medesimo orientamento sessuale. Spesso le destinazioni gay coincidono con grandi città, che a volte hanno pure un quartiere gay. Gli enti del turismo cittadini o regionali sono spesso attivi per sviluppare la reputazione di destinazione turistica gay-friendly e attirare così ancora più turisti, oltre a far crescere nella popolazione locale un sentimento di accoglienza e ospitalità anche verso questa tipologia di turisti. Quando il turismo LGBT è esclusivamente o primariamente legato al consumo di sesso, occasionale e/o a pagamento, si parla di turismo sessuale, termine che ovviamente può essere usato anche per il turismo eterosessuale e di persone single. Il turismo LGBT può coincidere con eventi LGBT come le manifestazioni del gay pride, i festival di cinema gay o gli eventi sportivi, quali gli Eurogames o i Gay Games. Il turismo LGBT non è una novità: tra inizio Novecento e fine Ottocento l’Italia, ed in particolare alcune mete come Capri, Venezia o Taormina erano ben note per l’accoglienza dei viaggaiotri omosessuali. Oggi il turismo gay in Italia è un fenomeno principalmente urbano, privo di coordinamento e di promozione all’estero (al contrario di quanto accade in molte metropoli europee), e riguarda principalmente città come Milano e Roma: l’unica vera eccezione è costituita da Torre del Lago, località vicino a Viareggio, in cui gli imprenditori gay e gay-friendly si sono organizzati ed hanno costituito il circuito Friendly Versilia, l’unico fenomeno turistico in Italia valorizzato da parte degli enti turistici locali e promosso all’estero con campagne pubblicitarie ed azioni di comunicazioni mirate. Tutto ciò nonostante le iniziali ostilità dei partiti politici conservatori e le diffidenze della popolazione. Rimanendo in Versilia, Lecciona, è la principessa di tutte le spiagge gay italiane. Votata nel 2003 come la migliore spiaggia gay italiano da gay.it, la Lecciona è spiaggia gay almeno dagli anni ’70. Caratterizzata da un bellissimo ambiente dunale, protetto dal Parco Naturale, la Lecciona è una spiaggia libera molto bella, selvaggia, assolutamente unica. Durante i week-end estivi, è un piacere farsi la passeggiata per osservare chi c’è e vedere con attenzione la “fauna” che la popola: venendo dal Bocachica, infatti, prima c’è la sezione etero, poi la sezione “sono etero ma vengo con mia moglie qui così poi faccio qualche passeggiata”, quindi sezione trans, poi sezione etero-freak, quindi sezione lesbo, poi sezione gay. Un ambiente molto familiare, dove in tanti si conoscono, e dove qualche indianino dalle dune ci sta sempre a provare, come se fossimo ancora agli anni ’80. Ma in fondo, non da fastidio a nessuno. Per chi ama le comodità dei bagni attrezzati, invece, è sorta nel 2002 una spiaggia attrezzata gay and lesbian only, il Mama Beach, di fronte al Ristorante Pescatore, poco prima del Mama Mia. Il Coordinamento Torino Pride lgbt candida Torino a capitale italiana del turismo gay e organizza un nuovo gruppo di attività, il Gruppo accoglienza internazionale per la promozione di una serie di iniziative. Il Pride nazionale e le Olimpiadi invernali hanno avuto una risonanza senza precedenti che hanno rinnovato a livello globale l’ appeal della città e della regione anche per il turismo gay e lesbico. «La città negli anni ‘ 70 e ‘ 80 era molto conosciuta tra le organizzazioni LGBT nel mondo.. Da qualche tempo c’ è un nuovo interesse anche del turismo gay e lesbico: basti pensare alle settimane bianche organizzate da tour operator del Nord Europa, specializzati per il settore gay che già da qualche anno organizzano settimane bianche sulle montagne piemontesi. O al Festival del Cinema Gay che richiama da tutta Europa un pubblico selezionato ma molto interessato. Fuori dai confini italiani, il Sud Australia ospita una vivace comunità gay e lesbica, offre la possibilità di fare nuove amicizie e di partecipare all’annuale festival di cultura gay e lesbica, il Feast Festival. Feast, uno dei tre principali festival gay e lesbici dell’Australia, propone un ricco programma con spettacoli teatrali, cabaret, comici, film, dibattiti, eventi letterari, danza, arti visive, turismo, sport ed eventi che coinvolgono la comunità. Il Feast Festival vero e proprio ha una cadenza annuale, ma le attività del Feast sono organizzate durante tutto l’anno con vari eventi mensili. Qualsiasi pub, club e bar ad Adelaide, accetta omosessuali. I luoghi di maggior richiamo per la comunità gay e lesbica locale sono: • il famoso Mars Bar a Gouger Street, Adelaide • l’Icons a Henley, Torrensville • l’Edinburgh Castle Hotel a Currie Street, Adelaide • il Wheatsheaf Hotel a Thebarton • l’Exeter Hotel nel villaggio costiero di Semaphore Già da alcuni anni la Gran Bretagna si rivolge ai turisti gay proponendosi come meta ideale per le vacanze omosessuali, riscoprendosi patria della tolleranza e dell’accoglienza, del fermento e del divertimento: la destinazione “gay-friendly” per eccellenza. . Il mercato gay e lesbico è un segmento redditizio per la Gran Bretagna. “La comunità gay ha una maggiore propensione a viaggiare e una maggiore disponibilità economica”: con queste motivazioni principali l’ente nazionale britannico per la promozione turistica, Visit Britain, rilancia le iniziative e continua a puntare sulla nicchia del mercato gay, con una comunicazione forse meno “chiassosa” rispetto alle prime iniziative (si parlava di United Queendom of Britain, dove “queen” sta per gay), ma con azioni più vaste e più mirate. Gay Britain è stato il claim della campagna marketing per il 2006, rivolta principalmente al mercato statunitense. La popolazione omosessuale americana (20 milioni di persone, un potere d’acquisto stimato sui 450 miliardi di dollari) è di fatto il target più attraente: il 54% dei turisti gay hanno a disposizione un budget di viaggio di oltre 3.000 dollari; un viaggiatore americano su 25 (il 4%) si identifica come gay o lesbica e negli ultimi tre anni il 24% di questi ha compiuto quattro o più viaggi di piacere, contro il 17% degli altri viaggiatori; l’87% possiede il passaporto e il 47% compie almeno un viaggio all’anno in Europa; il 59% dei turisti omosessuali statunitensi usa internet per pianificare le vacanze, e il 50% acquista online. Inoltre, cosa forse più importante nel marketing, le campagne effettuate in precedenza presso il mercato USA hanno dimostrato un elevato tasso di fedeltà dei consumatori gay. La campagna statunitense ha puntato sullo sviluppo di specifiche campagne web sul sito visitbritain.com, la realizzazione di guide turistiche specifiche per gay e lesbiche, campagne di e-marketing e Customer Relationship Management, la presenza dell’ente alle principali fiere dedicate al commercio e ai consumi degli omosessuali (negli USA esistono già fiere per il turismo gay, a riprova della maturità del mercato), la presenza ai principali gay pride, nonché varie attività di PR e stampa. Anche la Spagna, secondo Visit Britain, è un mercato particolarmente strategico per il turismo gay: innanzitutto grazie alla legalizzazione delle unioni civili fra omosessuali, che consente al di proporsi come meta ideale per la luna di miele; ma anche per le caratteristiche demografiche riscontrate presso la popolazione spagnola: anche qui i gay hanno un reddito superiore alla media e viaggiano più di frequente, hanno un’istruzione più elevata, fanno un maggiore uso di tutti i media (internet e stampa in particolar modo) e hanno una maggiore propensione al consumo. Inoltre, di pari passo con la liberalizzazione della società, la popolazione gay spagnola è da alcuni anni in forte aumento. Insieme agli sforzi di promozione, guidati dal sito internet, continua a evolversi anche la destinazione turistica: accanto a Londra, Brighton e Manchester, da sempre città di riferimento per la popolazione omosessuale inglese – e del mondo – si stanno affermando come centri vitali del turismo gay anche decine di città minori, fra cui Glasgow, Bath, Cardiff e Llangollen, nel Galles. Soprattutto, il 2006 è stato un anno record per gli eventi legati alla cultura omosessuale, con eventi in tutto il Regno Unito. A febbraio si tiene il Pride invernale di Brighton (che raddoppia il tradizionale gay pride estivo, il più grande del Paese); in aprile si svolge il London Lesbian and Gay Film Festival, e accanto ai vari gay pride di Manchester, Oxford, Glasgow, Cardiff , Birmingham, Leicester e Nottingham, in luglio Londra sarà la città dell’Euro Pride, che ambisce ad essere uno dei più grandi eventi gay e lesbici realizzati finora al mondo. E, se si mostrerà vera la stima degli esperti, che calcolano in 4,5 miliardi di sterline il potenziale economico del turismo gay in Gran Bretagna, il segmento potrà presto smettere di essere una nicchia.

     

    Per saperne di più:

    1. www.wikipedia.it
    2. Jeff Guaracino,Gay and Lesbian Tourism: the essential guide  for marketing, su www.amazon.ca
    3. Howard L. Hughes, Pink Tourism: Holidays of Gay Men and Lesbians, su www.amazon.ca
    4. Jasbir Kaur Puar , Queer Tourism: Geographies of Globalization (A Journal of Lesbian and Gay Studies, Vol. 8, Numbers 1-2 2002) (Paperback), su www.amazon.com
    Tags: , , ,