Il miracolo delle cavallette per liberare Roccadaspide

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Santa Sinforosa, Patrona di Roccadaspide dalla seconda metà del 1500, onorata il 18 luglio con un’affluenza di fedeli provenienti anche da altri centri della Valle del Calore, era la moglie di San Getulio Zotico. Nati rispettivamente a Tivoli e a Gabio, vissero nei primi tempi del Cristianesimo. Secondo il Martirologio Romano, i due coniugi e i loro sette figli (Crescenzio, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Stattèo ed Eugenio) furono torturati in modo atroce e uccisi su ordine dell’imperatore Adriano perché seguaci della religione fondata da Gesù Cristo. La santa martire tiburtina, potente soccorritrice dei rocchesi, “ascolta e accoglie le preghiere di tutti i suoi devoti”. Uno dei miracoli clamorosi della Patrona risale al 1750, anno in cui libera dalle cavallette i campi nella conca di Roccadaspide, sotto lo sguardo dei credenti al seguito della processione per lo Scanno, mentre l’arciprete don Luca Antonio Crescella benedice dal costone la sterminata e fertile campagna sottostante. Ecco il fatto, fuori e al di sopra del consueto ordine della natura, tramandato fedelmente, nel corso degli anni, da molti anziani.
Verso fine aprile, un contadino ha appena iniziato la giornata di lavoro nell’orto dietro casa, sotto i primi raggi del sole ancora privi di calore, quando all’improvviso cala sul suo volto un velo di tristezza. L’uomo nota che le colture nel pezzetto di terra sono state prese di mira dalle cavallette. Gli insetti divorano con ingordigia tutto quanto c’è di tenero e fresco. L’agricoltore manda perciò la moglie e i figli ad avvertire i vicini, ritenendo che nessuno ancora se ne sia accorto. Poi rimane a osservarle, per qualche attimo, impietrito.
Le cavallette sembrano sfondate. Trangugiano ogni cosa, senza sosta, ed emettono un “canto” con le ali anteriori dotate di lamine tese che vibrano quando i margini dentati delle ali stesse strisciano l’uno contro l’altro. A quanto pare, con il “suono” emesso s’inviano dei messaggi. Questi insetti sono dotati, inoltre, di antenne filiformi, più lunghe del corpo stesso e formate da centinaia di articoli. Le ali anteriori sono strette, allungate e coriacee e, nel volo, per saltare da una pianta all’altra, sembrano funzionare come organi direzionali. Le ali superiori, molto più ampie e di forma semicircolare, sono usate, invece, nel sollevamento e nella spinta.
A questo punto, cinque o sei contadini, in rappresentanza dei colleghi residenti nelle contrade circostanti, preoccupati per la massiccia invasione di cavallette, vanno in paese. Qui giunti, dopo aver percorso tormentati e tortuosi viottoli di campagna per circa sei chilometri a passo svelto, bussano pesantemente a casa dell’arciprete don Luca Crescella, nei pressi del castello, “in piazza”. Don Luca apre subito la porta: “Ch’è successo?!”, chiede il reverendo nel vedere tanti visi disperati. “Monsigno’, -risponde uno di loro- le cavallette stanno distruggendo tutte le nostre colture. Ci stanno portando sull’orlo della rovina. Siamo venuti a chiedere l’aiuto di Santa Sinforosa. Vorremmo portarla in processione fino allo Scanno. Così, dall’alto, la nostra Patrona si renderà conto che stiamo finendo sul lastrico”.
Don Luca li rassicura: “D’accordo. Non vi agitate. Cercate di stare tranquilli. Datemi solo il tempo di informare i fedeli, il Vescovo, il Principe e le altre autorità locali. Faremo la processione domenica prossima, 3 maggio, alle sedici e trenta. Santa Sinforosa vi darà senz’altro una mano”.
Il corteo religioso esce poi dalla Chiesa di S. Maria Assunta, più conosciuta come Chiesa di Santa Sinforosa. Attraversa uno slargo e una strada rocciosi, che diventano, in seguito, Piazza e Corso XX Settembre, e procede, lentamente, verso lo Scanno, lungo una viuzza costruita di recente. I fedeli al seguito pregano e cantano. In testa c’è don Luca. Dietro di lui procedono le suore del Convento di S. Maria di Loreto con l’abbadessa Marianna Salati, il frate Bonaventura Cortese, guardiano del Convento di S. Maria delle Grazie, con i confratelli Tommaso Galardi, Domenico Laudati e Francesco Daniele, e il Priore dei carmelitani del convento di S. Maria dell’Arco, fra’ Giuseppe Maria Bianchi. Le statue di S. Sinforosa e S. Getulio, portate a spalla dagli agricoltori, sono scortate dalle guardie del castello. C’è anche l’ottavo principe della Rocca, Giovan Battista III Filomarino (la sua tenuta di Massano è piena di cavallette), con la moglie Vittoria e i figli Giacomo e Domenico. Manca il vescovo di Capaccio. Sua Eccellenza, monsignor Antonio Raimondi, ha fatto sapere a don Luca di non poter intervenire al rito perché già impegnato per un’altra cerimonia.
Arrivati allo Scanno, località a poco più di un chilometro dall’abitato, i portatori dispongono Santa Sinforosa con lo sguardo verso i terreni e gli orti a valle, mentre don Luca, quarantanove anni compiuti, si arrampica sul costone per usare come pulpito uno spuntone roccioso. Il reverendo, raggiunto il posto, alza l’aspersorio dal secchiello e comincia a benedire i poderi attaccati dalle cavallette. In questo frattempo gli insetti si levano in volo, a stormi, come “tante nuvole nere” per andare a tuffarsi nel vicino fiume Colore e morire annegati. Don Luca ha osservato con attenzione tutta la scena e memorizzato ogni particolare. I fedeli spalancano gli occhi. Stentano a rendersi conto dell’accaduto e posano lo sguardo sull’arciprete come se gli volessero chiedere la conferma di ciò che hanno visto. Poi fissano la statua della Patrona e urlano in coro: “E’ stato un miracolo di Santa Sinforosa!”. Negli stessi istanti, sulle labbra degli agricoltori riappare il sorriso.
Dal 1750, ogni anno, la prima domenica di maggio, per ricordare il miracolo delle cavallette si rinnova, alla stessa ora, la solenne processione allo Scanno e dall’alto del pulpito di pietra, dotato intanto di parapetto e rampa d’accesso, il parroco torna a benedire la sterminata e fertile campagna.
Lo storico podio, sulla dorsale che delimita ora la strada statale 166, poco prima del chilometro 18, in prossimità della curva, continua a sfidare i secoli ma è privo di una targa-memoria.

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