Castelpagano (Bn)

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Castelpagano è un insediamento medievale abbandonato, arroccato su uno sperone del Gargano occidentale che domina la pianura e la vicina valle di Stignano, in un punto strategico per controllare la più agevole via di penetrazione del promontorio.

CastelpaganoIl nucleo originario sarà sorto per esigenze di difesa tra l’età tardoantica e l’alto medioevo, verosimilmente da parte degli abitanti della piana sottostante, i quali hanno prescelto un sito a 545 mt di altitudine, difeso da profondi burroni e raggiungibile tramite una mulattiera che si dipartiva da un’antica strada, denominata nel medioevo Via Francesca.
La denominazione dell’abitato potrebbe derivare da una guarnigione saracena posta per un certo periodo a presidiare la zona. I musulmani nell’alto medioevo sono venuti spesso nel Gargano, sia come invasori che come mercenari; truppe ausiliarie saracene erano al seguito dei Bizantini nelle guerre per la riconquista dei territori occupati dai Longobardi.
La prima notizia storica su Castelpagano risale al 1095, quando l’abate Benedetto di S. Giovanni in Lamis (ora convento di S. Matteo) è costretto a chiedere l’intervento del normanno Enrico, conte di Monte S. Angelo, per far cessare le scorrerie ai danni dei tenimenti dell’abbazia da parte degli abitanti di Cagnano, Rignano, Sannicandro, S. Eleuterio e Castelpagano, quest’ultimo era tenuto dal castellano Guimundo. Il nostro abitato rimane poi coinvolto nelle lotte per il possesso della Puglia e nel 1137 viene assalito e conquistato in breve tempo dalle truppe dell’imperatore tedesco Lotario. Quando il normanno Ruggero riesce a riprendere il sopravvento, fa punire il comandante delle milizie di Castelpagano, Riccardo, perché non ha opposto una adeguata resistenza, malgrado la forte posizione del sito. Non sappiamo, però, se l’attuale castello esistiva già all’epoca della battaglia o se vi erano fortificazioni più precarie. In ogni caso, l’abitato nel corso del XII secolo ha avuto un’espansione dalla vetta del monte verso il declivio occidentale, lungo il quale si vedono ancora i ruderi delle case e delle mura che racchiudevano l’insediamento.
Nel 1177 Guglielmo II concede alla moglie Giovanna, figlia di Enrico II di Inghilterra, alcuni territori, tra i quali anche Castelpagano. Da questa concessione è derivato il cosiddetto “Honor Montis S.Angeli”, un insieme di tenimenti, per lo più garganici, che rimanevano a disposizione dei regnanti, da assegnare dapprima come “dotarium” alle consorti e poi anche come appannaggio agli eredi.
In una concessione dello stesso Guglielmo II all’abbazia di S. Giovanni in Lamis troviamo menzionate nel 1176 tre chiese in territorio di Castelpagano: S. Andrea, S. Stefano e San Pietro Veterano. La prima non è stata ancora localizzata; della seconda rimangono pochi ruderi all’inizio del vallone omonimo, detto anche Castello; S. Pietro Veterano era in contrada Posta dei Colli, presso Apricena.
Ai tempi di questo re normanno viene redatto il Catalogo dei Baroni, un elenco di feudatari con gli abitanti pertinenti; in esso troviamo che Ugo, figlio di Rinaldo, tiene in demanio Castelpagano e “Sanctum Lauteranum”, quest’ultimo dovrebbe essere S. Eleuterio, sito nella vicina contrada Brancia.
Un’aggiunta al Catalogo dei Baroni, di epoca sveva, riporta che i figli di Raone di Castelpagano hanno il feudo omonimo; ma, tale notizia si riferisce ad un’altro Castelpagano, ancora esistente in provincia di Benevento. E’ tradizione che il maniero di Castelpagano sia stato restaurato dall’imperatore Federico II di Svevia, ma non abbiamo dati certi al riguardo.

Per l’epoca successiva non vi sono particolari avvenimenti riguardanti questo insediamento, solo un arido elenco di feudatari, i quali per la maggior parte non avranno mai messo piede nella rocca garganica. Ricordiamo solo che nel 1272 Castelpagano è ancora compreso nell’Honor Montis S.Angeli, che Carlo I d’Angiò concede al figlio primogenito in appannaggio.
Fra il XIII ed il XIV secolo l’abitato, perduta da tempo la sua importanza militare, decade notevolmente a causa della posizione decentrata rispetto alla viabilità del basso medioevo e per l’asprezza del luogo, privo anche di acqua. Al 1350, quando il sito doveva essere quasi spopolato, è riferita la leggenda del ritrovamento dell’immagine della Madonna di Stignano da parte del cieco miracolato di Castelpagano; la datazione è inesatta, in quanto già dal 1231 si ha notizia della chiesa di S. Maria di Stignano. All’omonimo centro beneventano va riferita la numerazione di 119 fuochi (famiglie) riportata per il 1554 dal Mazzella e, ovviamente, anche quelle di epoche successive riguardanti Castelpagano.
Ruderi di Castelpagano La prima descrizione dell’abitato abbandonato risale al 1721, quando Antonio Guidotti, nella stima dei possedimenti della famiglia Brancia, riporta che: “Delle abitazioni si osservano i vestigi dalla parte del mezzogiorno…, del castello solo alcuni avanzi si discernono con un lamione e cisterna terrapienata…, nella chiesa parrocchiale …poche mura con alcune pitture di santi. Il piccolo castello si sviluppava su un’area di oltre 1000 mq e misurava circa 45 mt da est ad ovest. La parte più imponente è costituita dalla torre pentagonale nell’angolo sud-ovest, ancora alta lungo lo spigolo esterno circa 14 mt; nell’interno, diviso originariamente in due vani, si nota una scala proveniente dal pianterreno, un tempo illuminato da due lucernari ed ora sepolto dal crollo del piano superiore.
L’ingresso del maniero era sul lato orientale della torre, dove la presenza di feritoie quasi al livello del terreno fa presumere l’esistenza di un fossato interrato. All’interno del castello c’era un cortile, circondato da varie costruzioni con una cisterna; all’estremità nord-est si vede la base piena di un torrione semitondo, forse aggiunto in un secondo tempo per meglio difendere il lato più vulnerabile dell’insediamento.

Poco a sud-est del castello era la chiesa, lunga oltre 15 mt e larga 5,50, con l’abside verso la torre. Nei pressi si vedono resti di piccole costruzioni e di cisterne rotonde mentre sul pendio verso la pianura sono i ruderi delle abitazioni, con le immancabili cisterne. Per la natura calcarea del sito vi sono molte grotte; la maggiore è quella di S. Michele, sotto la parete rocciosa che strapiomba nel vallone di S. Stefano. Interessante la grotta di S. Anna, situata nel vallone a nordest del castello; è caratterizzata da due ingressi ed è tradizione che un tempo fosse adibita a chiesa. I ruderi di Castelpagano, situati in una località pittoresca, hanno sempre esercitato un forte fascino su quanti amano la storia, l’archeologia e la natura.
Una escursione a Castelpagano è una tradizione che si rinnova da decenni ed ora è più agevole per il miglioramento delle strade di accesso. Ci auguriamo che le autorità preposte intervengano per un restauro conservativo del castello e dei ruderi più significativi, così da lasciare ai posteri una valida testimonianza di un antico abitato garganico.

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