Cappella di San Biagio a Piedimonte Matese (Ce)

Cappella di San Biagio a Piedimonte Matese (Ce)

La costruzione della cappella di San Biagio, ubicata in Via Ercole D’Agnese, è da collocarsi tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400. La piccola cappella patrizia fu eretta dalla famiglia “Iacobuttis” o “Iacobelli”, appartenente ad una corporazione di tessitori (panni di lana) e, secondo una consuetudine dell’epoca, affrescata ed ornata con Storie bibliche del Vecchio e Nuovo Testamento, tratte anche da Vangeli apocrifi, ed episodi riferibili alla vita di San Biagio, protettore, appunto, dei cardatori. Per comprendere appieno il contesto storico-culturale in cui l’edificio s’inserì, basta ricordare la positiva influenza di una donna, Sveva Sanseverino, signora delle terre di Piedimonte e promotrice di un rinnovamento sociale e morale della comunità cittadina, grazie anche alla presenza dell’ordine domenicano che ella favorì e sostenne con la costruzione del Convento monastico, risalente agli stessi anni della cappella e dedicato a San Tommaso d’Aquino.
L’ubicazione, infatti, nel centro cittadino, a ridosso della collina su cui sorse Palazzo Ducale e vicinissima al convento domenicano, dimostra lo stretto legame esistente tra le diverse istituzioni del tempo.
Il piccolo edificio, inoltre, adiacente ad un comprensorio di case edificate nello stesso periodo, adibite ad ospedale per il ricovero di poveri e pellegrini, conferma la pratica del tempo, diffusa presso la nobiltà, di sostenere enti caritativi ed assistenziali.
Dal punto di vista architettonico l’edificio presenta un’unica aula rettangolare (misura 10X5 metri) e linee semplici ed essenziali. La facciata è caratterizzata da un tipico portale ad ogiva in pietra viva, sormontato da una lunetta in ceramica (probabile ex voto che raffigura San Biagio e un fanciullo, in riferimento al miracolo compiuto dal santo nel liberare la gola del fanciullo da una lisca di pesce) e da un oculo circolare, unica fonte di luce. La porta è in legno, a due battenti.
All’interno, la navata unica termina con un altare in muratura, su cui è collocato la statua del Santo, ed è suddivisa in due campate con volte a crociera, da un’arcata che segna l’accesso alla zona presbiteriale. Questa, interamente decorata con fregi floreali e figure, presenta sull’intradosso sette medaglioni in cui sono raffigurate le Virtù Cardinali e Teologali. Le volte a crociera sono suddivise in quattro vele. Agli angoli delle vele, presso i sottarchi e i pennacchi sono presenti eleganti motivi vegetali, girali, tondi e spazi trapezoidali con figure di Santi, Profeti, Apostoli e Dottori della Chiesa, non tutti riconoscibili a causa del deterioramento delle iscrizioni.
Il ciclo di affreschi presenti è uno dei più ricchi fra i pochi dedicati ad episodi della vita di San Biagio esistenti in Italia e rende la Cappella un’opera molto significativa del primo ‘400 campano, in grado di competere, per qualità, con le più importanti realtà pittoriche della Penisola. Questi affreschi, dalla buona qualità formale e stilistica, presentano diversi tratti in comune con quelli di San Giovanni Battista ad Urbino e quelli di San Biagio realizzati dagli affermati fratelli Jacopo e Lorenzo Salimbeni.
Essendo stata abbandonata per lungo tempo, la cappella ha subito diversi danni agli affreschi per questo, nel tempo, ha avuto bisogno di numerosi interventi. I primi lavori di manutenzione vennero effettuati nel 1917 da Salvatore Cenci, ultimo patrono della chiesa, che si preoccupò di segnalare alla Soprintendenza ai Monumenti le condizioni di degrado del tempio. Un successivo restauro fu richiesto dal Vescovo di Alife, Mons. Felice Del Sordo nel 1926, allo scopo di proteggere i dipinti delle pareti. Ulteriori lavori di riparazione della Cappella furono eseguiti negli anni 1964/65. Tra il 1962/63 i lavori di restauro degli affreschi di San Biagio furono effettuati dal restauratore Giuseppe Rosi da Celenzano. Altri affreschi di notevole pregio sono presenti nelle due campate della volta. In epoca imprecisata, l’ignoranza e la barbarie umana portarono alla imbiancatura delle pareti ed al distacco di notevoli parti dell’intonaco. Ciò nonostante rimasero parti significative degli affreschi originari, che nel 1961, come riportato sopra, grazie ad una cospicua somma messa a disposizione dall’allora Ministro G. Bosco, furono restaurati, come fu assicurata la statica della cappella. Da allora la cappella conobbe un nuovo periodo di abbandono e l’incuria stava riprendendo il sopravvento. Fortunatamente nel dicembre 2008 furono iniziati nuovi lavori di restauro della cappella, vicinissima alla chiesa di San Salvatore, ed oggi la cappella riporta alla luce, nel loro splendore, gli affreschi finora sopravvissuti. San Biagio rappresenta seppure nelle sue modeste dimensioni un complesso architettonico e pittorico ben definito. Sulle pareti gli affreschi della Disputa coi dottori a sinistra e Il martirio di S. Biagio. Ancora oggi, il 3 febbraio, si recano nella Cappella i cittadini piedimontesi per la benedizione dei biscotti della gola. Dal 1926 è Monumento nazionale.
La lettura iconografica degli affreschi è ancora oggi sottoposta allo studio degli specialisti e non risulta di facile comprensione, per l’esiguità delle fonti e la presenza di lacune, dovute al deterioramento delle opere.

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