Castello di Roccadaspide (Sa)

Castello di Roccadaspide (Sa)

Il Castello di Roccadaspide è situato su un’altura granitica, a dominio della sottostante Valle del fiume Calore Lucano e del borgo omonimo, facente parte del club dei ‘Borghi più belli d’Italia’. Il colle dove sorge il maniero ha di fronte il monte Alburno, sul lato nord, mentre a sud il monte Vesole.

Il maniero, che nei secoli ha subito varie aggiunte e trasformazioni, si presenta in ottimo stato di conservazione, ha un perimetro di 400 metri ed è costituito da 33 stanze e 7 torri di cui 2 quadrangolari e 5 cilindriche. All’interno delle mura del castello sono inoltre presenti degli ambienti un tempo adibiti a prigioni e camera dei supplizi nonché i giardini della Corte. È certo inoltre che in epoca feudale, intorno al castello, vennero erette varie strutture caratteristiche del periodo medioevale quali una cinta muraria, torrette di avvistamento, un ponte levatoio in legno, una cisterna, due porte artistiche dalle quali si accedeva al centro urbano, il macello della Corte, depositi, capannoni, recinti per animali, la vigna della Corte e tante altre di cui rimango soltanto poche tracce.

Attraverso una gradinata esterna del settecento e un passaggio a volta si entra al Cortile Interno, che presenta caratteristiche simili a quelli dei palazzi quattrocenteschi; da qui si sale per una scalinata con porticato, al piano abitato dagli attuali proprietari.

Il nucleo originario, costituito da un’unica torre, probabilmente sorgeva nell’attuale parte centrale della struttura risalente ad epoca medievale. Successivamente, con l’invasione normanno-sveva, la struttura venne ampliata con tre torri a base quadrangolare, di cui due oggi ancora esistenti in direzione opposta tra esse (est-ovest), ed una terza in direzione sud poi trasformata con l’aggiunta di una torre circolare in epoca angioina.

Le cortine erano caratterizzate da merlature e da muri verticali atti alla difesa piombante. Tuttavia è in epoca angioina che il castello subisce la maggiore trasformazione, assumendo le caratteristiche ancora oggi visibili. L’elemento tipicamente angioino è costituito dalle cinque torri a base circolare che servivano essenzialmente per attuare una difesa di fiancheggiamento, in aggiunta a quella frontale, esercitata dall’alto delle cortine merlate, ed integrata alla difesa piombante.

Le torri suddette non sono più piene nella parte inferiore come nei periodi precedenti, ma vuote con feritoie in corrispondenza dei vari piani sovrapposti. Non troppo sporgenti nel vano delle cortine, che sopravanzano in altezza, hanno pareti esterne verticali nella parte superiore, mentre alla base della muratura sono presenti le scarpate ridotte a 2/3 dell’altezza della fortificazione per impedire la scalata delle mura, e create allo scopo che i proiettili colpissero normalmente il muro (i merli con i fori per le arciere e le balestre venivano coperti in tempo di guerra, da opere sussidiarie di legno, mentre le caditoie vennero introdotte solo dopo le crociate, costitute all’inizio, da gallerie di legno, sporgenti dal cammino di ronda e munite di fori per la difesa piombante, furono, poi trasformate in pietra, e divennero parte integrante della costruzione).

L’articolazione con tali torri cilindriche deriva senz’altro da ben precisi criteri di difesa. La matrice è, probabilmente, attribuibile al XII secolo; di tale epoca, infatti, è il castello francese di Montbrun, di carattere tipicamente feudale costruito in un’epoca in cui l’opera del singolo artefice era quasi annullata da quella delle corporazioni medievali, tale che le architetture difensive, il più delle volte non esprimevano una conformazione spaziale particolare, bensì derivavano le loro forme da schemi e modelli che venivano realizzati anonimamente da collettività operative, specializzate in tale tipo di lavoro.

Però dobbiamo dire che la torre cilindrica non è stata inventata nel medioevo; essa esisteva già nell’antichità e nel periodo antecedente la conquista angioina. Un esempio ci è dato dal torrione del castello di Caserta vecchia, che va posto in relazione con le torri federiciane del ponte di Capua, e in generale con la produzione sveva.

Un’altra torre cilindrica, di forma anomala attribuita all’età angioina è quella di Bitonto in Puglia. Si è propensi a credere che di angioino ci sia stato soltanto l’intervento di restauro e quindi, dovrebbe trattarsi di un’opera sveva. Voler quindi identificare interventi angioini genericamente nelle torri cilindriche non è corretto. Agnello, considera l’affermazione secondo la quale “i torrioni cilindrici, estranei alla consuetudine costruttiva dell’arte sveva, si debbono all’azione innovativa di Carlo: errore gravissimo che è pianamente smentito da due costruzioni federiciane – castelli di Siracusa e di Catania – la cui caratteristica è proprio data dal solenne impiego delle torri cilindriche, La verità è che la letteratura sui castelli è ancora satura di luoghi comuni e di concetti superati.

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