Fragneto L’Abate (Bn)

Fragneto L’Abate (Bn)

Il paese anticamente si chiamava Farnitum, forse da quella varietà di quercia detta farnia, donde farnus in tarda età romana e farnito nella lingua italiana, per indicare un bosco di farnie (A. Meomartini). In seguito i terreni furono concessi dai principi longobardi di Benevento al loro tesoriere Fotone per cui Farnitum ebbe la qualificazione di Totonis dal nome del possessore. Durante la dominazione normanna, nel febbraio 1099, il Castello Farnitum Totonis e tutti i possedimenti, furono acquistati dal conte Eribertus di Ariano e donati all’Abate Madelmo dell’Abbazia di Santa Sofìa di Benevento (Chronicon Sanctae Sophiae): da allora il paese si chiamò Fragneti Abbatis da cui l’odierno Fragneto L’Abate.

Il paese ha poi fatto parte del Principato Ultra e dal 1861 è passato alla provincia di Benevento. Tra i personaggi famosi da ricordare l’avvocato Samuele Masela (fine XVIII secolo – 1850 circa), autore di numerosi scritti di diritto. Il paese, segnato nel corso dei secoli dagli eventi catastrofici che hanno funestato tutti i centri della valle del Tammaro, ha mantenuto sostanzialmente inalterato il suo tessuto urbano con la caratteristica struttura planimetrica a “mestolo”. L’interessante frequentazione di Fragneto, per motivi familiari, del famoso pittore Achille Vianelli, fondatore nel 1825 insieme a Giacinto Gigante della Scuola di Posillipo, ha realizzato l’opportunità, attraverso vari suoi dipinti, di avere le immagini originali per il recupero e la valorizzazione del centro storico.

Tra gli edifici storici è degna di nota la chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta, di antica ma incerta origine, ricostruita agli inizi del Settecento dopo i danni del terremoto, che è affiancata da un campanile. Particolarmente interessante è, all’ingresso del paese, la Cappella, proprietà della famiglia de Martini, intitolata alla Vergine dei Sette Dolori. La chiesa, nel 1701 ancora in costruzione certamente su preesistenze più antiche ad opera di Gaetano Scipione de Martini, venne consacrata dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento, il 18 ottobre 1705, come attesta la lapide inserita nella controfacciata; la sagrestia, invece, fu terminata, unitamente all’adiacente romitorio, dopo il 1711. La Cappella, dalla facciata semplice ed elegante, ha un unico altare, sormontato da una grande tela con la Vergine dei Sette Dolori firmata dal migliore Paolo De Matteis. Questa è inserita in una ricca cornice a stucco che forma lateralmente due grandi stemmi. Uno è quello personale dell’Orsini, l’altro è lo stemma dei de Martini, famiglia originaria della penisola sorrentina ma insediatasi agli inizi del XV secolo a Fragneto L’Abate.A questa famiglia appartiene l’antico Palazzo (edificio di proprietà dei monaci di Santa Sofìa) nel cuore del Centro Storico che custodisce un vero gioiello, un frantoio del settecento (montano dei prieuti) perfettamente funzionante e con tutti i pezzi originali. Tra la fine Seicento e gli inizi del Settecento il Palazzo venne riammodernato e collegato con un grande arco ad una costruzione situate dall’altra parte della strada (cosiddetto Quarto Novo). Al centro della piazza principale nel 1911 è stata edificata una Torre dell’Orologio che è diventata insieme all’immagine di San Martino (presente nell’emblema del Comune) uno dei simboli di Fragneto l’Abate.

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