Il corallo di Torre del Greco

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Quando parliamo di corallo, non parliamo unicamente della pietra dal caratteristico colore rosso che, una volta lavorata, diventa un incantevole pietra per gioielli e preziosi di vario tipo.Ma parliamo anche di una città, Torre del Greco, a pochi chilometri da Napoli, che della pesca e della lavorazione artigianale del corallo si è nutrita fino a farla diventare un’arte destinata a durare nei secoli, grazie a maestranze prestigiose che tramandano la loro tecnica di padre in figlio.

L’arte del Corallo, unitamente a quella del Cammeo e dell’incisione della madreperla, è antica e risale al 1400 quando i torresi, a bordo delle loro coralline, raggiungevano i floridi mari della Corsica, della Sardegna, della Sicilia, dell’Algeria e della Tunisia, in cerca della preziosa “spugna d’oro” del Mediterraneo, come la chiamerà Ferdinando IV di Borbone. Sono storie di marittimi lontani dalle loro donne, quelle che si raccontano, di mani sapienti, di sospiri d’amore e di canzoni canticchiate in attesa di un ritorno che dia speranza, che dia da mangiare e che ribalti i destini. “Post Fata Resurgo” è il motto della cittadina ai piedi del Vesuvio, che proprio grazie all’artigianato e all’oreficeria ha saputo rialzarsi dalle sue disgrazie, diventando così il principale centro della lavorazione non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e nel mondo, sbaragliando la concorrenza di altri importanti centri come Trapani, Genova, Livorno e Marsiglia.

Alla base di questo mestiere secolare c’è tanta passione, grande forza di volontà e l’enorme rispetto per la tradizione orafa made in Italy. Nei laboratori artigianali, nascosti nei vicoli, sotto i portoni o nelle case private, lontane (forse troppo) da eventuali clamori e dalle lodi dei turisti, si lavora ancora di lime, archetti e bulini. Dopo aver selezionato il corallo grezzo si passa al taglio e alla crivellatura, per ottenere parti di diverse misure, che poi vengono forate e lucidate. Una volta ottenuti i pezzi di base si passa alla creazione vera e propria del prodotto che si vuole ottenere. E’ quindi questo il momento dell’infilatura, nel caso di gioielli e monili, o dell’incisione, nel caso si vogliano realizzare sculture, bassorilievi, altorilievi o statue a tutto tondo. I prodotti ottenuti sono di grande prestigio e valore.

I maestri corallari torresi (tra i più famosi troviamo Ascione, Apa, Liverino, De Simone) hanno fatto di questa arte la loro fortuna e i loro nomi sono diventati nel tempo marchi famosi in tutto il mondo, soprattutto in Giappone, dove l’estro creativo dei corallari torresi è stato apprezzato sin dai primi del Novecento. Lì il corallo del Mediterraneo, dall’intenso colore rosso, esercita un grande fascino rispetto al corallo giapponese, di un colore rosa più tenue, definito “boké”: brutto, in giapponese. Ma il corallo rosa, nel tempo, è diventato di moda, oltreché bellissimo sotto le mani dei corallari torresi, scalzando in qualche occasione quello rosso nei grandi mercati locali e internazionali. Ma il prestigio e l’opulenza del nostro corallo rosso difficilmente vengono scalfite e sanno assicurare a Torre del Greco il primato nell’artigianato artistico del corallo. Ne sono testimoni le ricche collezioni private di Ascione, Apa, Liverino e De Simone che nei loro show room espositivi permettono di ammirare gioielli, monili, sculture e macchinari da lavoro di impressionante bellezza.

Il vero e proprio luogo di culto del corallo a Torre del Greco è, però, il Museo del Corallo, sito in Piazza Luigi Palomba, annesso all’Istituto Statale d’Arte per il Corallo e l’Oreficeria, da sempre foriero di giovani talenti in questo campo. Nelle sale del museo, inaugurato nel 1933, sono esposti esempi di lavorazione del corallo di grande pregio, provenienti da donazioni, acquisti, ma anche opere di studenti e insegnanti dell’Istituto d’Arte. Alcune opere meritano particolare attenzione, come l’Adorazione dei Magi, datata 1939, Le Sirene in Corallo, il Gruppo dei tre Cavalieri Medievali e la Madonna con Bambino in trono.

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