Il parco archeologico di Conza della Campania (Av)

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Il nome della città dovrebbe essere in realtà Conza degli Irpini perché proprio da queste popolazioni fu abitata soprattutto per la sua felice posizione geografica a cavallo tra i fiumi Sele e Ofanto.

Fu poi conquistata dai Romani quando, nel 214 a. C., Q. Fabio Massimo, il Temporeggiatore, la espugnò definitivamente. L’idea del parco archeologico di Conza nasce dalle numerose evidenze archeologiche venute alla luce in diversi anni.

Sotto la piazza della Cattedrale dell’Assunta, sono stati intercettati i resti dell’antico foro romano con due livelli pavimentali: uno in opus spicatum con canale di scolo per le acque piovane e un altro in opus tessellatum e cocciopesto. Sul foro doveva affacciarsi un grande edificio colonnato con podio in calcare che è stato interpretato come struttura templare.

Alla base del campanile della cattedrale, è stata individuata una stele funeraria riferibile ai primi anni di diffusione del cristianesimo. E molte altre epigrafi e stele sono visibili murate in edifici pubblici e private, riutilizzate come materiale da costruzione. In Via Forno, invece, è venuta alla luce una domus romana con pavimenti mosaicati e cisterna per la raccolta dell’acqua.

In Via Romangelo sono stati scoperti i resti di un edificio termale datato tra il I e il II sec. d. C., insieme a una serie di gallerie tutt’ora visibili.

In località Macello si deve registrare la presenza di una villa romana e di tombe a fossa databili tra il VI e il V sec. a. C. Infine, la necropoli di Fonnone che ha restituito ben undici tombe databili al V sec. a. C. Di queste purtroppo solo una è risultata integra, mentre le altre sono state saccheggiate o distrutte da cedimenti del terreno.

Conza aveva anche un anfiteatro come testimoniato delle mura già scoperte prima del terremoto.

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