Il rione Sanità e il borgo dei Vergini a Napoli

Il rione Sanità e il borgo dei Vergini a Napoli

Il Rione Sanità di Napoli è spesso una delle zone meno considerate dai turisti, eppure questo quartiere situato nel cuore della città ha moltissimo da offrire e, passati i periodi dei pregiudizi, oggi rinasce e si volge al turista con spirito accogliente e curioso. Ecco cosa vedere al Rione Sanità di Napoli.

La prima cosa che colpisce quando si arriva al Rione Sanità è l’imponente Ponte Maddalena Cerasuolo, anche conosciuto come Ponte della Sanità, che scavalca l’intero rione sovrastando le case e tagliando letteralmente gli edifici circostanti.

Edificato agli inizi del 1800 dai francesi, il ponte aveva la funzione di collegamento della Reggia di Capodimonte con il resto della città senza dover passare attraverso gli stretti vicoli del vallone della Sanità. La sua esistenza però fece si che la maggior parte della gente potesse spostarsi senza dover scendere nel rione, che diventò di fatto una periferia nel centro della città.

Negli anni passati questa zona è stata teatro di atti di malavita e quindi vittima di pregiudizi, anche da parte degli stessi napoletani. Ma da più di 5 anni, dopo un lungo processo di apertura e bonifica delle aree più chiuse del quartiere, il Rione Sanità sta vivendo una rinascita che ha permesso a molte realtà locali di riscoprire le bellezze che il quartiere offre e proporle come meta di visita per i turisti.

Il Miglio Sacro e le Catacombe
Le Catacombe di San Gennaro sono un sito cristiano ipogeo spettacolare, come si intuisce già dalla discesa che giunge alla sala di inizio della visita, un vasto spazio dove, oltre a vedere i sepolcri dove si trovavano gli scheletri dei defunti, si notano alti pilastri e tre navate. Ci troviamo infatti in una cattedrale sotterranea (V secolo), ottenuta dall’ampliamento dell’antico sepolcro di Sant’Agrippino, primo santo patrono di Napoli, realizzato nel II secolo.

La visita si snoda tra i cunicoli, dislocati su due livelli, alla scoperta di preziosi e importanti mosaici e affreschi attraverso lo studio dei quali si è scoperto molto sulla storia di questo luogo. Superate le arcate si accede alla basilica, successivamente si attraversa una zona cimiteriale fino a giungere ai resti di un’antica basilica precedente ove si distinguono gli affreschi raffiguranti i primi 14 vescovi di Napoli. Nella Cripta dei Vescovi si trovano preziosi mosaici in pasta di vetro del V secolo, essi raffigurano antichi vescovi, come ad esempio Quodvultdeus, Vescovo di Cartagine. Scavata in un livello ancora più basso si trova la confessio di San Gennaro, ovvero il punto più vicino alla sua tomba, il luogo più sacro di questo sito (le spoglie del santo si trovano oggi al duomo di Napoli).

Più ci si addentra nelle profondità e più ci troviamo in corrispondenza delle sezioni più antiche della catacomba. Lasciata la parte superiore si attraversa la Basilica di San Gennaro Extra Moenia, oggi utilizzata come location per concerti ed eventi, per accedere alla parte inferiore risalente al II secolo. Qui troviamo gli affreschi più interessanti, cicli in stile pompeiano del II secolo, e il battistero del 762.

Cimitero delle Fontanelle
Lasciate le catacombe ci si incammina, attraversando una parte del rione, verso il Cimitero delle Fontanelle.
Questo sito, divenuto famoso per la grande quantità di ossa che vi si trovano, in origine non nacque per essere un luogo di sepoltura, ma era una cava di tufo che, al termine dell’estrazione, venne abbandonata nel 1600. Il nome Fontanelle si deve alla presenza, in passato, di molte sorgenti naturali in quest’area.

A seguito della peste del 1656 e successivamente del colera nel 1836, al fine di fare spazio nei cimiteri cittadini, le ossa riesumate vennero trasferite e accatastate qui alle Fontanelle, luogo che nei secoli acquisì anche un’importanza simbolica.

Tramutato di fatto in un cimitero, questo vasto ossario cominciò ad attirare molti fedeli che giungevano per rendere omaggio ai defunti. Inoltre radunare gli scheletri provenienti da diversi cimiteri, senza fare caso alla classe sociale o alla provenienza, aumentò il senso popolare che vede la morte paragonata a una livella, ovvero a una condizione che, indipendentemente da chi tu sia, prima o poi tende a portare le persone ad un livello di uguaglianza.

La forte componente superstiziosa della cultura locale ha pian piano portato a credere che le capuzzelle, ovvero i teschi dei defunti, potessero portare del bene alla persona che se ne fosse presa cura. È così che iniziò il rito delle anime pezzentelle, ovvero la pratica di scegliere e prendersi cura di un teschio affinché il defunto potesse, per riconoscenza, fare del bene alla persona o alla famiglia che se ne occupava.

Questo rito vive tutt’ora e molte sono le capuzzelle ripulite dalla polvere e omaggiate con regali e accessori, quali fazzoletti o foulard su cui giacere, oggetti simbolici legati all’anima del defunto o perfino delle casette in legno dove sentirsi più protette.

Alcuni di questi teschi, a cui vengono attribuite particolari gesta, sono persino divenuti famosi. È il caso degli sposi, che giacciono in una stessa bara coperta da una lastra in vetro, oppure della piangente Concetta, un teschio che spesso si presenta imperlato da goccioline d’acqua interpretate come fossero sudore dovuto allo sforzo di accontentare le preghiere, o ancora il Capitano, del quale si narrano bizzarre gesta.
All’esterno del Cimitero delle Fontanelle si trova la Chiesa di Maria Santissima del Carmine, sulla cui facciata è stata parzialmente realizzato un murale coloratissimo per mano degli artisti Mono Gonzalez, Tono Cruz e Sebastian Gonzalez.

Basilica di Santa Maria della Sanità
Proprio sotto alla Casa del Monacone si trovano due dei luoghi più sensazionali da non perdere al Rione Sanità, ovvero la basilica e le catacombe che si sviluppano sotto di essa.
La basilica, anche nota come Chiesa di San Vincenzo alla Sanità, venne eretta a partire dal 1577, anno in cui venne ritrovata, nelle sottostanti catacombe, un’icona raffigurante la Madonna e risalente al V secolo. Fu questo avvenimento che spinse la popolazione a desiderare una chiesa dedicata alla Madonna, che venne data in gestione ai frati predicatori per i quali venne realizzato un adiacente monastero.

Nel 1800, per volere napoleonico, l’ordine monastico venne abolito e il monastero letteralmente tagliato in due dalla costruzione del ponte, che non ha toccato l’adiacente basilica.

All’interno della chiesa sono molte le opere di grande interesse, ma l’attenzione è senza dubbio catturata dal pulpito, realizzato da Donisio Lazzari, che si trova in posizione piuttosto centrale nella pianta centrale della cattedrale. Alle sue spalle, ancora più appariscente, si trova lo scalone monumentale barocco che conduce alla zona absidale, mentre sotto di esso si trova la cripta, primo antico nucleo del luogo di culto.

La cripta, un tempo, era ben differente, dotata di numerose aperture che davano accesso alla catacomba direttamente. Tuttavia, durante la metà del Seicento, i frati domenicani decisero di apportare un’importante modifica alla struttura della cripta.

Desiderosi di dare prestigio alla basilica e di attirare fedeli, decisero di acquistare le reliquie di 13 santi che vennero riposte negli altari laterali creati con la chiusura degli accessi alla cripta. Quest’operazione si rivelò efficace e molti fedeli cominciarono a frequentare la cattedrale e a richiedere, pagando anche molto bene, di poter essere sepolti in catacomba accanto ai santi.

Lo stile predominante in tutta la struttura è il barocco, anche se non mancano elementi che ci lasciano intuire che la chiesa non fu sempre così. Un periodo di lungo abbandono ne causò addirittura l’oblio e, narra la guida, la zona sopra e sotto allo scalone, prima del restauro, era talmente sporca da sembrare un buco nero.

La chiesa è dedicata a San Vincenzo, anche soprannominato l’Angelo dell’Apocalisse, raffigurato con le ali, la tromba e il libro della Bibbia. Del santo si trova una statua molto venerata dai fedeli.

Catacombe di San Gaudioso
Dalla basilica si accede alla Catacombe di San Gaudioso, altro sito ipogeo estremamente affascinante, meno esteso di quelle di San Gennaro, ma da molti ritenuto anche più interessante e suggestivo.
La costruzione della parte più antica di quest’area cimiteriale risale al V secolo, periodo in cui vi venne sepolto anche San Gaudioso, allora vescovo. Di quest’epoca si trovano ancora alcuni affreschi e resti di mosaici in linea di massima simili a quelli che si trovano alle Catacombe di San Gennaro, anche se non conservati altrettanto bene.

La parte decisamente più interessante è il cunicolo principale, ampliato nel 1600 per favorire l’accesso ai fedeli che venivano a pregare i propri defunti. Sempre a questo periodo risalgono gli affreschi unamoidi che riportano i resti di teschi veri murati nella parete.

Queste opere, vagamente macabre, costituivano un’usanza dell’epoca per la quale, solo ai personaggi più importanti o di spicco, veniva dedicato un ritratto che in qualche odo raccontasse qualcosa del defunto. La testa veniva murata realmente e attorno veniva realizzata la raffigurazione.

Così incontriamo gli sposi, oppure le due donne (una bionda e una bruna) soprannominate le Veline, o ancora figuri bizzarri come il guardiano del cimitero. Egli non è esattamente un umano, ma è più simile a un insieme di parti di corpi differenti, una creatura di fantasia posta a sorvegliare il sito, diciamo un’allegoria della morte.

Anche in queste catacombe esiste un piano inferiore, livello non adibito alla sepoltura, ma utilizzato per permettere ai cadaveri di ‘scolare‘. In pratica i defunti venivano seduti in nicchie ricavate nelle pareti di tufo, chiamate cantarelle. Sotto di essi venivano posti dei vasi in cui le viscere e i fluidi potessero scolare, in questo modo la salma si asciugava prima di essere trasferita nel loculo per la sepoltura.

Di queste pratiche, delle quali si conoscono le dinamiche solo per sommi capi, si occupavano gli schiattamuorti. Da queste tradizioni derivano anche curiosi modi di dire: ad esempio per augurare la morte a qualcuno spesso si dice ‘che tu possa sculà‘, anche interpretato in versione positiva dal momento che i cadaveri che venivano fatti scolare appartenevano in genere a personaggi benestanti.

Il percorso prosegue ancora in sezioni più antiche della catacomba fino a ricongiungersi con la basilica.

I palazzi del Rione Sanità
Lasciato il sottosuolo cittadino è ora di perdersi tra le vie del Rione Sanità, un quartiere animato e vivace, dove di giorno le botteghe colorano i vicoli e sulle piazze, spesso, si trovano animati mercati rionali.

Stretti tra le pareti degli edifici si trovano inoltre alcuni palazzi degni di nota, come Palazzo Sanfelice, un edificio monumentale del quale lasciano a bocca aperta le scalinate intrecciate e impreziosite da giochi di archi e prodezze architettoniche che ne conferiscono una sensazionale leggerezza.

Sali qualche rampa per variare il tuo punto di vista, non ti limitare ad osservarlo dal cortile, ne resterai incantato. Ci sarà un motivo se questo palazzo è stato spesso selezionato come set per la realizzazione di pellicole cinematografiche.

Proseguendo tra le vie si raggiunge il Borgo dei Vergini, una di quelle piazze che di giorno è impossibile vedere sgombra. Qui dall’alba al tramonto impazza uno dei mercati più vivaci del Rione Sanità, ricco di colori, profumi e sempre pieno di gente che va e che viene.

Palazzo dello Spagnuolo
Proprio su questa piazza affaccia un altro grande palazzo, Palazzo dello Spagnuolo. Anche questo è un esempio monumentale di architettura in stile barocco napoletano, anzi, a ben guardare, ad esso si sono poi ispirati numerosi altri palazzi, tra cui anche Sanfelice.
Anche in questo caso a colpire è l’intrecciata scala a doppia mandata, tipica di questo stile architettonico. L’intero stabile è inoltre decorato da stucchi in stile barocco, perfino sulle porte degli appartamenti dove erano raffigurate le famiglie che risiedevano nel corrispondente appartamento.

Passeggiando tra le vie del centro il tuo sguardo verrà spesso catturato dagli splendidi murales che si trovano sparsi qua e là. La street art napoletana è davvero piacevole e spesso i murales hanno un significato sociale che comunica valori e speranza.

Quello che più mi è piaciuto è quello ispirato da Papa Benedetto XVII, quando disse che solo dove c’è buio può nascere la luce, che si trova in Piazza Sanità. L’effetto è quello di un faro puntato sul palazzo che sta di fronte alla basilica, nella luce ci sono i volti di alcuni bambini che vivono nel rione e che guardano verso la luce con sorriso.

Nuovo Teatro Sanità
Altra notevole realtà da scoprire è quella del Nuovo Teatro Sanità, realizzato all’interno di una chiesa settecentesca rimasta abbandonata per decenni e ora sede della compagnia teatrale.
In un quartiere ricco di storia e di contraddizioni, luogo che ha dato i natali a Totò e dove l’arte si trova ad ogni angolo, questo teatro di circa 80 posti ha trovato subito un buon terreno per mettere radici e vanta programmazioni annuali che rassegnano spesso il tutto esaurito.

Ma il Nuovo Teatro Sanità è molto di più. Molto più del pregevole pavimento ottocentesco che colpisce lo sguardo del visitatore, molto più di una semplice compagnia teatrale rionale. Quello che conquista profondamente è il lato umano del Nuovo Teatro Sanità che diventa punto di ritrovo e di crescita per i giovani del quartiere.

Ogni giorno i ragazzi e i bambini si ritrovano qui per giocare, studiare e imparare un’arte, quella del teatro, in un ambiente protetto. Per alcuni questo è divenuto ben di più di un semplice passatempo. Perché crescendo qui, su questo palco e tra questi sedili, è nato l’amore profondo per il teatro, e molti scelgono di seguirne la strada una volta divenuti adulti.

Chiesa di San Severo fuori le mura
Poco distante dalla basilica Santa Maria della Sanità si trova un altro interessante edificio sacro, è la Chiesa di San Severo fuori le mura, anch’essa eretta sul luogo in cui si trovano delle catacombe.
Attualmente l’area cimiteriale ipogea non è visitabile, ma la chiesa merita una visita, se non altro per gustare la bellezza dei decori e, piccola chicca, per visitare l’Oratorio della Confraternita dei Bianchi di Sant’Antonio, decorata da meravigliosi stucchi e ben 13 tele realizzate da importanti pittori del panorama nazionale.

Museo Nazionale Archeologico
Il Museo Nazionale Archeologico si trova ai margini del Rione Sanità ed è una delle attrazioni più visitate da chi visita o soggiorna alla Sanità.

L’area espositiva è veramente molto vasta, suddivisa in collezioni organizzate per epoche storiche e per provenienze geografiche.
La Collezione Farnese è probabilmente la più imponente e raduna numerose sculture di epoca romana. Alcune di esse sono dei veri colossi provenienti da ville, giardini e fontane, salvati all’abbandono e al deterioramento. In alcuni casi sono state ripristinate parti della scultura che erano state danneggiate e sostituite, ma il ritrovamento del pezzo originale ha permesso il ripristino dell’opera nella sua interezza.

Molto interessanti sono anche i reperti rinvenuti a Pompei, unici testimoni della città che venne distrutta dall’eruzione del Vesuvio. Nel sottosuolo invece si trova la vasta Collezione Egizia, una stupenda avventura nella cultura egiziana che pone questo museo al quarto posto al mondo per il tema Egitto.

Curiosa e irriverente è anche la collezione della sezione proibita, in gran parte proveniente da Pompei e comprendente opere a tematica esplicitamente sessuale. Tra satiri, dipinti erotici e arredi urbani si scopre una civiltà mondana e dedita alla lussuria.

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