Montefalcione (Av)

Montefalcione (Av)

Passeggiando per le vie di questo borgo medievale a 523 metri s.l.m., tra dimore gentilizie, in uno dei tre colli che forma questo paese, in località Castello, l’occhio attento del visitatore potrà notare una singolare iscrizione lapidea risalente al 1693, posta nel basamento di una civile abitazione che riporta oltre la data, 10 P affiancate. Stanno lì a dire: prima pensa poi parla perché parola poco pensata porta pena. La storia vuole che tale iscrizione fosse il testamento, lasciato in dote al paese, di un prelato dell’epoca in maniera volutamente dogmatica, quale risposta ad uno screzio subito. L’abitante capace di risolvere l’enigma avrebbe ricevuto l’eredità del curato. Al termine prefissato dal notaio nessuno fu capace di indovinare cosa nascondessero le 10 lettere così l’eredità andò alla chiesa, nel malcontento generale. Il legame del popolo montefalcionese con il sacro ed il religioso è sempre stato e resta tuttora molto vivo, come testimoniato dai luoghi di culto e dalle numerose feste religiose. Merita una visita il santuario dedicato al santo di Padova che la tradizione vuole compatrono con S. Maria Assunta come segno di riconoscenza all’indomani di uno dei tanti terremoti (1684) che devastarono l’Irpinia, per lo scampato pericolo, attribuito dalla fede del tempo, al ritrovamento tra le macerie dell’allora chiesa dell’Assunta, di una effige del santo, oggi luogo di edificazione del santuario. La chiesa custodisce, nella sua struttura a tre navate, affreschi ed opere d’arte, nonché la statua del santo portata in processione in una singolare rito l’ultima domenica di agosto. La chiesa di S. Giovanni Battista del 1680, la chiesa di Santa Maria di Loreto, del XVI secolo (che serba all’interno affreschi di pregio), con l’annesso monastero dei monaci verginiani del XVI secolo, che oggi ospita il municipio, conservando ambienti interessanti quali il chiostro con il pozzo ed un refettorio. Nella località del castello è possibile ammirare quello che resta dell’antico castello del borgo, in particolare la torre del XIII secolo, oggi residenza privata. Risale al XII secolo la porta detta della Ripa, che si incontra a poca distanza dal castello è l’unica delle vie di accesso al paese, le 5 porte, rimasta intatta. La strada panoramica che parte dalla stessa per giungere alle falde del paese, nella zona bassa, custodisce lungo il percorso, la grotta detta del capitano. La tradizione attribuisce l’eponimo ad un gentiluomo d’armi che, all’epoca degli assalti e delle dominazioni, affidava ai cunicoli sotterranei che la grotta custodisce e che collegano il paese ad altri centri dei dintorni (arriverebbe a Pratola Serra), la salvaguardia di donne e bambini.

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