Montefusco paese del tombolo

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Con il termine merletto si suole indicare una lavorazione per vestiti o biancheria, lavorata intrecciata con aghi, fuselli o uncinetto di filo. Il tessuto così ottenuto termina in piccole spunte, come i merli, appunto di un castello. Nella tela della Vergine SS. Annunziata, nella chiesa del monastero di Santa Caterina, si può osservare la presenza del tombolo. Il termine tombolo deriva dal latino tumulus che sta a significare ponticello. Relativamnete al significato il termine è da collegare a tombolare= cadere, che richiama il cadere dei fuselli dopo che il filo è stato intrecciato. Esso indica non solo il cuscino sul quale si svolge il lavoro, ma anche la trina prodotta. Il cuscino è sostenuto da un apposito telaio detto sacannetto. Il De Angelis, autore della tele conservata nel monastero, era un artista girovago che giunto a Montefusco trovò diffusissimo il tombolo soprattutto fra le suorea tal punto da raffigurarlo nella chiesa delle reverendissime. Secondo recenti ricostruzioni storiografiche, il tombolo sarebbe stato portato a montefusco dagli aragonesi che a loro volta lo avrebbero appreso durante la dominazione in Sicilia. Questa tesi ci porta a sostenere, con una certa verosomiglianza, che se l’arte e la lavorazione del tombolo sono in qualche modo da mettersi in relazione con gli Aragonesi, esse si sono diffuse prima a Montefusco, sede della Regia Udienza, località spesso visitata dai membri di questa famiglia, e successivamente nei centri limitrofi che oggi arbitrariamente se ne attribuiscono la paternità. Nel 1460 il re Ferdinando, impegnato nella difesa della corona, insediata dagli Angioini, dimorò con tutta la famiglia a Montefusco. E’ possibile che in quella circostanza, le figlie del re e il loro seguito di dame e cameriere abbiano insegnato alle giovani nobildonne del posto la preziosa arte della lavorazione del tombolo. La lavorazione del tombolo allora iniziò a diffondersi nel posto anche fra la gente del popolo. Nel monastero di Santa Caterina, dopo la sua fondazione della difficilissima arte del tombolo, portata dalle nodildonne costrette a monacarsi per non dividere il patrimonio paterno assegnato esclusivamente al primogenito, è stata tràdita fino ad oggi.

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