Sassinoro (Bn)

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Il nome deriva dall´espressione latina Saxi-in-ora, spiegando che essa vuole indicare una “Terra … abitata, posta, situata in ora, incontro all´estremità del sasso, ossia della roccia a picco sul monte Rotondo”. Per lo stesso motivo, il fiume a sud-ovest porta lo stesso nome, quindi la roccia sarebbe quella delle “Ripe Rosse”, sulla sponda sinistra della Sassinora. Questa origine è collegata anche alla parola “Sassannorum” cioè “sasso di anni – sasso vecchio”.
E´ un piccolo centro che, a dispetto delle dimensioni, rivestiva un tempo una grande importanza strategica, considerando che era circondato da solide mura e presentava ben quattro porte di accesso. La Porta della Corte a nord, la Porta di Jasimone a est, la Portella a sud e la Porta delle Danze a ovest. Addentrandosi nelle vie del centro storico si può ammirare l´antico borgo medioevale dove si è sviluppato il nucleo abitativo al quale, dopo il terremoto del 1805, si è aggiunto un borgo extra – moenia. Fuori le mura vi è la piccola Chiesa di San Rocco, all´angolo opposto quella della SS. Vergine delle Grazie. Al centro della collina vi è una piccola piazza su cui si affaccia la Chiesa di San Michele Arcangelo che, col suo alto campanile, torreggia su tutto l´abitato. In questa chiesa sono conservate le effigi di San Rocco e dell´Immacolata Concezione, statue in legno meritevoli di attenzione. La chiesa fu costruita, probabilmente, sotto i de Capua, ove sorgeva l´antica cappella dedicata a Gesù Redentore, distrutta da un incendio nel 1453. Dopo la distruzione del 1456, fu Scipione Carafa, intorno al 1570, a completare i lavori di ricostruzione. Nel XVII sec., dopo l´apparizione di San Michele e Santa Lucia nella grotta del Monte Rotondo, fu deciso di dedicare la grotta alla Santa e la chiesa parrocchiale all´Arcangelo. Ancora oggi si può leggere sul portale: “Templum in dedicatione Sancti Michaelis Arcangeli A.D. MDC”.

Il Centro abitato di Sassinoro ha la forma di un´ellisse irregolare allungata. Pur con le inevitabili trasformazioni accumulatesi nei secoli, l´impianto originario si è conservato e, con un po´ di attenzione, è possibile scoprire ancora oggi nella struttura del paese la derivazione da un vero e proprio castrum romano. All´estremità nord c´è l´edificio scolastico, una volta sede del presidio militare e solo in epoca posteriore adibita a dimora marchesale, ad esso si accede per mezzo di “Porta di Corte” a nord, di qui sul crinale della collina parte la strada principale e in direzione sud arriva alla Chiesa su una piazza. Da questa via principale si diramano in direzione est verso ovest, ortogonalmente le strade tutte più o meno in declino. La strada che unisce “Porta Jasimone”, corrisponde alla “Pricipalis destra” ad est, e “Porta delle Danze” corrisponde alla “Principalis sinistra” ad ovest.
A sud della chiesa, più in basso c´è la “Portella”. Il forum antistante la chiesa è detta piazza di sopra, sul retro è ubicata la piazza di sotto. Tutte le strade sono perpendicolari all´asse nord – sud, solo una strada è parallelo ad esso ed è via Torre il cui nome ci permette forse di potervi collocare una torre.

La chiesa arcipretale, sotto il titolo di San Michele Arcangelo, è tra le più antiche della zona e, situata nella parte più alta del paese, domina la sottostante Valle del Tammaro. L´attuale altezza non corrisponde al disegno perché nel restaurare le mura lesionate d euritmiche proporzioni. Nel 1812 si rifecero mura e campanile. La chiesa madre ha due ingressi. Il principale, che è l´unica entrata della chiesa, reca nell´architrave di pietra lavorata lo stemma della famiglia de Capua, grandi-conti d´ Altavilla. L´altro più piccolo, anch´esso con gambe, gradone, ed architrave di pietra lavorata a mano, è collocata alla destra di chi guarda. Una sola navata lunga 22 metri e larga circa 10. al terremoto del 1805 non fu possibile elevarle con In alto due finestroni ed una finestra più piccola. L´altare maggiore è impreziosito in alto da una pala raffigurante Gesù Redentore che sostiene con la mano sinistra la croce, mentre sgorga sangue dal costato e intorno molti serafini con gli strumenti della passione, con a destra l´angelo custode e a sinistra San Biagio. La facciata è alta 20 metri e larga 10,5 metri, è in pietra vista, con bordi di pietra squadrata bianca, culminante in alto, al centro, la cella campanaria quadrangolare con cornice aggettante in pietra bianca. La cupola che sta sopra la cella campanaria è rivestita di maioliche in terracotta dipinte. L´orologio originale con meridiana, ora custodito nella cella campanaria, è stato sostituito negli anni settanta da quello elettrico. Nella cupola che sovrasta il presbiterio si ammira un dipinto del 1935, realizzato dal pittore Amedeo Trivisonno, raffigurante nel centro l´Immacolata Concezione tra gli angeli musicanti, in alto l´Eterno Padre, nella parte destra della Vergine il profeta Isaia assiso su una nube. Dalla piazza antistante la chiesa si diramano scalinate in pietra e portici che conducono ai quattro angoli del centro storico cossiché il paese rimane arroccato al sacro edificio che si trova in una posizione centralissima, anche se esposto a tutti i venti.

La chiesa di Santa Maria è realizzata sua navata unica lunga 10 metri e larga 5 metri, coperta di embrici. Il suo pavimento è di mattoni, le mura interne intonacate e tinteggiate, ricevono luce dall´occhio della medesima chiesa, rotondo di pietra paesana, e ben lavorata a scalpello. Si entra nella medesima per una porta, che guarda a levante, alla quale si accede per due scalinate di 20 gradoni di pietra tozza, che formano di sopra un atrio, dal quale si entra . Entrati nella medesima, si vede a mano destra nel muro una piccola fonte tonda, fissa nel muro, di pietra locale per uso di acquasantiera nei muri collaterali. Vi è un unico altare in fondo alla descritta navata dedicato a santa Maria d sua consacrazione e fondazione. Sull´altare, nel muro, vi è un arco di pietra ottimamente collocata, scalpellata, ed in esso sta la statua della gloriosa Vergine.

Nel 1600 la montagna di Sassinoro, dal Monte Rotondo fino ai confini di Sepino, di Pietraroia e di Morcone era tutta una immensa distesa di boschi, ove i pastori si recavano a primavera e vi rimanevano fin quando i freddi intensi dell´autunno inoltrato non li costringevano a scendere verso la piana. Un fatto strano, però, si ripeteva da parecchi giorni in quella memorabile primavera del 1600.Una porzione di gregge spariva dallo sguardo vigile dei pastori che invano richiamavano con la voce e con il fischio noto. Quando essi dopo un giro di ricerca tornavano sul luogo di prima, ritrovavano l´armento che pascolava tranquillamente. Esso spariva attraverso il foro di un roveto, grande e largo quanto bastava al suo passaggio e giungeva al fondo di una grotta ove sostava. Poco dopo il gregge ne usciva e ritornava al pascolo. Esso spariva attraverso il foro di un roveto, grande e largo quanto bastava al suo passaggio e giungeva al fondo di una grotta ove sostava. Poco dopo il gregge ne usciva e ritornava al pascolo.I pastori ansiosi di scoprire camminarono carponi sotto la piccola volta di siepi e imboccarono una piccola via oscura che si snodava in mezzo alla roccia. Stretti uno all´altro e incoraggiandosi a vicenda l´attraversarono e giunsero in fondo a una grotta luminosa .
La voce si diffuse con la rapidità del vento nei paesi vicini e lontani e da allora migliaia di pellegrini salgono ogni anno al Santuario. Nel 1622 don Francesco De Petroniano, testimone dei primi fervori di fede e di pietà alla Grotta della Santa, dedicò tutte le sue energie alla valorizzazione del luogo. Eretta una volta sotto il macigno della grotta scavò una nicchia nel vivo della roccia, vi sistemò la statua della Santa rinvenuta nella grotta e ne chiuse l´ingresso con un cancello. I lavoro furono completati nel 1643. Da allora la Grotta di Santa Lucia è sempre stata così fino al 1937 quando il popolo di Sassinoro, insieme all´Arciprete don Nicola Notarmasi, decise di risistemare la zona e renderla maggiormente agibile.

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