Vico Equense (Na)

Vico Equense (Na)

 

Storia

“Equense” deriva dal termine latino “aequa” che significa, appunto, “piana“, proprio ad indicare quest’aspetto. “Vico”, invece, deriva da “vicus”, termine che per i romani significava un quartiere esteso al punto da avere una certa autonomia, un borgo. La zona era popolata ben prima che i romani arrivassero: sono state ritrovate numerose sepolture di popoli indigeni che vivevano lì millenni prima dell’ascesa di Roma. Tuttavia, la prima testimonianza dell’esistenza di Vico Equense la troviamo nel poema “Punica”, dell’autore latino Silio Italico. Nel parlare della morte di un tale Murrano, nella battaglia di Trasimeno, proveniente da “Aequana”, un’area vicino a Sorrento.

Abbiamo detto che per i romani era un “vicus“, non una città vera e propria, ed in quanto tale dipendeva politicamente ed economicamente dalla vicina e florida Stabia. Il borgo venne, infatti, raso al suolo da Silla quando gli stabiesi si unirono, nell’89 a.C., ad una rivolta contro Roma. Rifiorita sotto l’impero di Augusto, Vico divenne una delle mete preferite dai nobili romani per trascorrere qualche giorno a contatto con la natura e con la mitezza che solo il nostro mare può dare. Anche questa volta, però, i dissesti di Stabia pregiudicarono le sorti del vicus: l’eruzione del 79 d.C., quella che distrusse Pompei ed Ercolano, rase al suolo anche Stabia e Vico Equense si trovò ad essere terra di nessuno.

Il piccolo borgo affrontò senza la protezione di nessuno il crollo dell’Impero Romano e l’avvento dei barbari, superando persino i bui anni del medioevo e le continue incursioni dei pirati saraceni. I vicani iniziarono ad arroccarsi e creare piccole difese nel luogo in cui oggi sorge il borgo di Marina Equa, nucleo principale del comune e sede della cattedrale principale, la chiesa della Santissima Annunziata. La situazione migliorò considerevolmente nel XIII sec., quando gli angioini arrivarono a Napoli. Carlo I d’Angiò divise Vico Equense da Sorrento, dando al borgo il titolo di Comune. Con questa nuova autonomia, la città fu munita di considerevoli mura difensive e fu eretto il Castello Giusso con lo scopo di difendere l’intera area da ulteriori soprusi ed invasioni. Da allora la storia di Vico è stata piuttosto lineare, passando di mano in mano fra varie casate nobiliari. Unico sprazzo di cambiamento si ebbe quando il Vescovo del luogo, tale Monsignore Natale, decise di appoggiare, nel 1799, l’insurrezione che condusse alla Repubblica Napoletana per poi essere giustiziato quando i Borbone ritornarono al trono.E nel 1906 arriva la ferrovia che collega la costiera con Napoli.

Cosa fare e vedere

Oltre ai panorami mozzafiato, gli scorci di una bellezza incantevole e le terrazze a picco sul mare, arrivati a Vico, cosa si può fare?
Visitare il Castello Giusso, potrebbe essere un’ottima idea. Si narra che Carlo II d’Angiò volle edificarlo tra il 1284 e il 1289, ma il nome gli fu attribuito solo nell’ ‘800 quando i proprietari Luigi e Girolamo Giusso lo restaurarono completamente. Gli affreschi nei saloni e la cappella, furono opera dei generosi proprietari che, alla fine del ‘700 ospitarono il grande giurista Gaetano Filangieri, consulente di Benjamin Franklin che proprio ospiti dei Giusso morirà in questo castello.
MUSEI E RACCOLTE
Potrà interessare il turista anche l’Antiquarium Silio Italico, che raccoglie oggetti in bronzo, armi, ceramiche e vasi di una antica necropoli. Il museo mineralogico che raccoglie una collezione di circa 4000 minerali collezionati in 50 anni di ricerca da Pasquale Discepolo.

Chiesa della Santissima Annunziata

Fondazione originaria a metà ‘300, Facciata barocca, interno gotico (rarità assoluta nella penisola sorrentina), qualche opera pittorica meritevole di uno sgurado all’interno, la screstia dove sono esposti trentaquattro affreschi raffiguranti i vescovi vicani, anche il portale d’ingresso con le due porte in bronzo dedicate al papa polacco e poi il campanile, originale del 16° secolo, quindi ben precedente i grandi lavori di sistemazione di fine 700.
Ma tutto questo artisticamente conta poco, di fronte alla posizione più che spettacolare, a picco su una scogliera da cui si domina il golfo di Napoli.

NATURA E TERME E DELIZIE
E per gli amanti della natura e delle pratiche salutari, le terme dello Scrajo con sorgenti di acqua solfurea consigliate per le patologie dermatologiche respiratorie non si possono mancare. Tra itinerari escursionistici sui monti Lattari e le spiagge su cui è ancora possibile vedere i resti di una villa romana, Vico Equense è anche la patria del Riavulillo, una sorta di caciocavallo, servito caldo, ripieno di prosciutto, pomodoro, olive e funghi, celebrato nella sagra di Arola e del peperoncino particolarmente saporoso grazie alle fertili zone di coltura.

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About Vittorio Fascione

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